IC UDINE VI

Caro diario…14 marzo 2090

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Il “diario” è un genere letterario che viene sempre trattato con particolare attenzione in tutti gli ordini di scuola, anche dal nostro Istituto: nell’infanzia, dove sono i disegni e i colori a dare espressione ai sentimenti e alle emozioni del vissuto quotidiano dei bambini; e via via in modo sempre più strutturato e consapevole poi nella scuola primaria e in quella secondaria di primo grado. Molti dei nostri ragazzi lo sperimentano sicuramente anche in questo periodo da casa, non necessariamente in quanto attività suggerita da molti docenti, ma perché lo richiede il momento particolare che tutti noi stiamo vivendo e aiuta certamente a liberare emozioni: per imparare a leggerle e rielaborarle oggi, per imparare a leggerle e rielaborarle un domani.  

Ancora una volta grazie al Professor Fedeli, che condivide con i nostri ragazzi, ma anche con noi adulti, una pagina piena di significati ed offre diversi spunti di riflessione.Italia, 14 marzo 2090

Oggi compio ottant’anni. Ricordo che settant’anni fa, nel nostro paese ed in tutto il mondo, si diffuse un’epidemia, un virus chiamato… Coronavirus, se non ricordo male.

Allora avevo solo dieci anni e ricordo che furono mesi molto pesanti per tutti, gli adulti intorno a noi erano molto preoccupati, anche se io in fondo non avevo paura.

Però, in quei mesi, imparammo a lavarci le mani. Sì, oggi sembra assurdo, eppure allora molti di noi non si lavavano le mani regolarmente quando si rientrava da fuori oppure quando si andava a pranzo.

Imparammo anche a starnutire nel fazzoletto o nella piega del gomito, così da non mandare in giro i virus. Sembra strano, vero? Eppure lo imparammo allora.

Imparammo a tenere più puliti e disinfettati gli spazi in cui vivevamo normalmente.

E poi imparammo, noi che avevamo chiuso porti, porte e portoni, quanto è brutto quando sono gli altri a chiuderti fuori. Sì, perché in quei mesi molti paesi non facevano entrare gli italiani, perché avevamo tanti contagi.

E così imparammo che, se crei una cultura dei muri, prima o poi quei muri chiudono anche te.

Imparammo anche che i cinesi, che avevamo accusato di aver diffuso il virus e che avevamo anche aggredito, ci regalarono migliaia di mascherine, presidi medici e inviarono esperti ad aiutarci quando fummo noi ad ammalarci. E così imparammo che la solidarietà umana è più forte di qualsiasi senso di rivalsa.

Imparammo che il mondo è più piccolo di quanto pensassimo e che un virus ci mette un attimo a fare il giro del mondo.

Imparammo a informarci e documentarci in televisione, su internet, ecc.: tutti allora leggevano le ultime notizie sulla diffusione del virus, guardavano i telegiornali, cercavano di essere sempre aggiornati. 

Imparammo inoltre che è importante avere un sistema sanitario che funziona e che è giusto sostenerlo, anche con le tasse. Perché non puoi solo lamentarti quando ti serve.

Imparammo che negli ospedali lavoravano migliaia di medici, infermieri ed altro personale sanitario, che affrontò turni massacranti, per aiutare chi stava male.

Imparammo però anche che la ricerca scientifica è fondamentale, ma è un lavoro lungo, fatico, impegnativo. Ed imparammo così che non ci si improvvisa scienziati, come non ci si improvvisa ingegneri nella costruzione di un ponte o chirurghi nell’esecuzione di un’operazione al cuore.

Imparammo che le scuole hanno dei difetti. Ma quando chiudono tutte le scuole di un paese, è un casino incredibile: e non solo perché gli adulti non sapevano come impegnarci o come farci fare i compiti. Ma perché una scuola aperta è un luogo di comunità, è un luogo di socialità, è un luogo di rassicurazione.

Imparammo che per affrontare eventi di quel tipo serve il senso di responsabilità e di comunità di ognuno, altrimenti non se ne esce.

Imparammo infine quante cose davamo per scontate e quanto sono invece importanti quando le perdi: poter stringere la mano ad uno sconosciuto, abbracciare un amico, prendere un treno o visitare un museo.

Insomma, ricordo che in quei mesi imparammo un sacco di cose… forse.

Le vostre pagine sapranno ricordare e il valore della memoria potrà certamente contribuire a cancellare quel “forse”. A voi ragazzi ora il compito di prendere i colori o la penna e iniziare il vostro “diario”. 

Lara Calligaris